Le donne dei narcisisti

Le donne dei narcisisti

In questo nuovo post, come annunciato, proseguo la trattazione sul tema del narcisismo sempre seguendo il testo di Umberta Telfener dal titolo: “Ho sposato un narciso”, ed. Castelvecchi (2006). Il tema in questo caso sarà dedicato alle donne dei narcisisti.

Faccio una breve premessa: il testo della Telfener è esclusivamente centrato sulla relazione delle donne con uomini narcisisti. Mi piacerebbe affermare che questo non è un tema per sole donne innamorate ma potrebbe benissimo essere l’inverso. Non solo, possiamo parlare anche di coppie omosessuali e dei loro legami. In sintesi, questo modello, molto interessante, riguarda tutte le forme di relazione nelle quali una persona si lega ad un’altra con tendenze spiccatamente narcisistiche. Il punto di vista femminile è uno dei tanti possibili.

Detto questo proseguo con la trattazione proposta dalla Telfener.
La Telfener sviluppa una classificazione di donne che si legano ad uomini narcisisti, ecco la sua lista.

1. Lo spirito materno. Questo tipo di donne accudiscono un partner emotivamente insicuro, a volte vacillante, come se fosse un loro figlio. Afferma la Telfener: “Il figlio che suscita tanta tenerezza e un po’ di ansia, con cui è difficile arrabbiarsi, e che ha ancora tanto bisogno della sua mamma e della sua protezione.”

2. La sperimentazione del potere di riaccendere la fiamma vitale di questi uomini. Questo tipo di donne si lega ad un uomo narcisista pensando di essere l’unica a poterlo salvare dalla “perdizione” nella quale vive. Il modello è quello classico: “Io ti salverò!” L’aspetto interessante di questo tipo di relazione è che produce, inconsciamente, una gara tra donne. “La sfida è quella di riuscire in un’impresa molto difficile: avere successo dove le altre hanno fallito. […] A volte, dietro il tentativo di salvare l’uomo si nasconde, in realtà, il bisogno di salvare se stesse.” È un modo per curare le proprie ferite.

3. La ricerca/recupero del padre idealizzato. Anche in questo caso do la parola alla Telfener la quale afferma: “La maggioranza di queste donne ha avuto infatti un’esperienza importante (nel bene e nel male) con un padre molto amato e idealizzato, ma distante, che non è riuscito a instaurare un vero rapporto con loro, che prometteva complicità ma non era, di fatto, capace di offrirla.” Io aggiungerei anche un padre molto severo, un po’ meno amato ma molto idealizzato, comunque irraggiungibile, con il quale si è instaurato un rapporto di forte ambivalenza la quale viene interamente riproposta nelle future relazioni.

4. La spinta a mettere in atto il copione specifico della nostra vita. Questo aspetto è molto importante. Come spesso la psicologia ha affermato, noi tutti mettiamo sempre in gioco un copione relazionale, sempre lo stesso, nel tentativo di arrivare finalmente al giorno in cui possiamo creare una vera e propria significativa variazione. È quello che Freud ha definito attraverso il meccanismo della coazione a ripetere.

5. Agire la propria ambivalenza. Altro punto molto interessante. Potrei dire che noi cerchiamo legami che in qualche modo ci garantiscano la stabilità del nostro livello evolutivo in termini di relazioni. In altre parole se non siamo pronti ad un legame stabile rischiamo di scegliere un partner che ci confermi questa nostra tendenza. E il “narciso” in questo è il compagno ideale!

6. Il partner esprime qualcosa di profondo e nascosto di noi. Di quest’ultimo aspetto possiamo dire che un compagno così complesso può permettere ad una persona di vivere attraverso di lui sentimenti che da sola potrebbe non riuscire ad esplorare: idee trasgressive, fantasie di onnipotenza, ecc.

Come sempre attendo i vostri commenti in fondo alla pagina…

Nel terzo post mi occuperò delle 11 trappole nelle quali può incorrere una donna in una relazione  con un narcisista.

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  • Sesto Senso

    Desidero analizzare punto per punto, in base alla mia personale esperienza.
    Lo spirito materno, non è mai stata una mia caratteristica durante il matrimonio.
    Sono sempre voluta esser donna, amica, amante. Tuttavia, oggi dopo questa lettura sono fortemente preoccupata… Infatti, all’indomani della richiesta di separazione da me avanzata, il suo atteggiamento remissivo, incerto e pacato suscita in me tanta tenerezza. Vedo in lui un uomo che è prigioniero della sua ansia, che non sa cosa vuole e che mi dichiara di non percepire bene i suoi sentimenti per me.
    Ed io come reagisco? Sono preoccupata come una madre…
    Magari è confuso e necessita solo di aiuto nel riaccendere la fiamma di un tempo.
    In fondo, lui mi chiede proprio questo oggi!
    Cosa fare dottore?… è bene riprovare? o trattasi di mera coazione a ripetere?

    Mio padre? senz’altro una figura molto idealizzata… ma perché è un male questo?

    Il punto #5 del suo articolo mi inorridisce…
    No, no, no, mi spiace, ma non sono proprio d’accordo. Per quanto mi riguarda, sono prontissima ad un legame stabile e il fatto di non averlo, di correre il rischio di perderlo per sempre (separazione imminente) mi distrugge. Ho da sempre desiderato un compagno e una famiglia.

    Invece, se ho ben interpretato il punto #6, credo di potermi identificare in esso.
    Infatti, il suo forte Ego, mi rassicurava come una dolce medicina. In lui ritrovavo quel senso di sicurezza, di protezione, di orgoglio che non sono mai stati propriamente miei e che, invece, rintanavo in mio padre.
    Un immagine fissa che ho nella mente è: Io orgogliosa che cammino accanto a mio marito.
    Caro dottore, tra le varie domande che le ho posto…. crede che questa immagine sia davvero perversa e che nascondi significati reconditi?

    Grazie per le sue risposte.